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Chess Players & Authors

Ferdowsi Tomb




Scenes from the Shâhnâmeh


   Hakim Abol-Ghasem Ferdowsi Tusi - (Ferdowsi)
   Korasan ~935 - Korasan 1020

Ferdowsi
        Shahnama Project
        Shahnameh Ferdowsi
        The Asia Society; Illustrated Shahnameh
        Shahnameh (The Epic of Kings) - Translated by: Helen Zimmern
        Wikipedia, the free encyclopedia - Ferdowsi
        Wikipedia, the free encyclopedia - Shahnameh (The Book of Kings)


by Daniele Ciani

Abul Kasim Mansur Firdusi (1) l'Omero della Persia, nacque nel villaggio di Shadab, vicino a Tus, nella provincia iraniana di Khorasan intorno al 935 d.C. ed ivi morì nel 1020 d.C.

È l'autore del Libro dei Re (2), che narra la storia eroica e leggendaria del suo paese. Il poema, composto in 60.000 distici, è importantissimo da un punto di vista storico/scacchistico perchè vi sono riportate le due leggende più celebri sull'origine del gioco.

  1. Firdusi, termine che nella lingua madre può tradursi in "Paradisiaco", nacque in seno ad una famiglia aristocratica di proprietari terrieri. Fu per lungo tempo poeta di corte del sultano Mahamud. A 36 anni cominciò a scrivere la sua opera più famosa, il Libro dei Re, ispirato dal poema del poeta Persiano Daqiqi. Vi si dedicò per 35 anni, completandola nel 1010 all'età di 71 anni. Caduto in disgrazia, morì in povertà, dopo aver fatto ritorno nella sua città natale.
  2. Lo Shâhnâmeh ("Codice Regio"), fu originariamente composto per essere presentato ai principi Samanid di Khorasan, che furono i principali fautori del ripristino delle tradizioni culturali iraniane dopo la conquista araba del settimo secolo. Opera ciclopica, sette volte più ampia dell'Iliade di Omero.

Historical Sources                   
    
 1888 

Italo Pizzi
Il Libro dei Re (Shâhnâmeh) - "L'invenzione del gioco degli scacchi narrata da Firdusi"
Torino 1888


L'invenzione del giuoco degli scacchi è il soggetto di un lungo episodio del poema persiano, Il Libro dei Re, di Firdusi. Narra Firdusi nel volume settimo del suo poema come il giuoco degli scacchi fosse mandato in dono da un re d'India al re di Persia, Cosroe il grande, che regnò dal 531 al 578 d. C. Riferendosi poi il racconto di un antico savio, egli assegna l'origine del meraviglioso giuoco alle discordie nate tra due fratelli per l'eredità del paterno regno. Narrata la lunga vicenda delle contese e delle dispute dei due dinanzi alla vedova madre, dinanzi all'assemblea dei grandi del regno, dinanzi al popolo radunato, non assopite, ma rinfocolate dalle parole di perfidi consiglieri dei due garzoni, il poeta descrive le successive battaglie, alle quali, per fatale necessità, discendono i due rivali fratelli, fiancheggiati e seguiti dal popolo scisso in due fazioni. Era destino che il più giovane fratello perisse, ed egli perì nell'ultimo assalto, non per ferita di nemico, ma ucciso dalla rabbia e dall'impeto della passione; e alla madre dolente, a cui il superstite figlio non poteva far comprendere come l'altro fosse stato tolto dal fato, non da colpo d'arma fratricida, non restò altro conforto che il mirare su una tavoletta di legno, apprestata a tal fine, muoversi in ordine di battaglia e combattere due schiere nemiche, capitanate da due re, uno dei quali, alla fine, soccombe senza che nulla possa salvarlo. Per tal modo soltanto ella potè comprendere che il figlio suo le doveva essere tolto. Alcune parole del giuoco, venuto dalla Persia, sono giunte sino a noi; basti ricordare la parola scacco che significa re (shah, da noi ora detto scià, in persiano) e scaccomatto, parola metà persiana e metà araba (shah-mat) che vuol dire il re è morto. Firdusi, l'Omero e l'Ariosto della Persia, visse dal 940 al 1020 d. C. e il Libro dei Re, che narra la storia eroica e leggendaria del suo paese, consta di cento ventimila versi.

(Italo Pizzi 1888)


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