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Ruy López y su época

Zafra
Ciudad de Ruy López
Ruy López de Segura
Zafra (Badajoz) ~ 1540 - Madrid ~ 1580




Ruy López de Segura
        Wikipedia, the free encyclopedia - Alatriste
        Wikipedia, the free encyclopedia - Ruy López de Segura
        Ruy López... : 1575: El primer Torneo Intern. de Ajedrez por L. Iglesias
        Ruy López... : Juan de Lucena: uno de los antecesores de ruy lopez
        Ruy López... : Biografía de Ruy López (III) Por Charo Luego Rivera
        Ruy López... : Biografía de Ruy López (II) Por Charo Luego Rivera
        Ruy López... : Biografía de Ruy López (I) Por Charo Luego Rivera
        Ruy López... : Ruy López y su época
        Ruy López... : "Ajedrez de capa y espada en el siglo XVI" por J.A. Montero

by Juan Antonio Montero - Secretario General Club de Ajedrez Linex-Magic, de Mérida (Badajoz)


                              Gli scacchi di cappa e spada nel secolo XVI

"Que siempre el jugador procure de traer a su enemigo lo más fatigado y afligido que ser pueda. Porque teniéndolo así, le cansará la imaginación y le hará cometer errores". Ruy López de Segura. "Libro de la invención liberal y el arte del juego del ajedrez". Año de 1561.

     Il capitano Alatriste è uno spadaccino, veterano degli eserciti spagnoli delle Fiandre (i leggendari "Tercios de Flandes") che vive a Madrid da malavitoso e che, da sicario, per pochi scudi, manda all'altro mondo coloro per i quali è stato ingaggiato. Suo rivale in questa professione è l'italiano Gualterio Malatesta con il quale ha condiviso alcuni lavori e verso il quale professa un profondissimo odio. Entrambi conoscono e accettano le regole della loro pericolosa professione e sanno che verrà il giorno, non troppo lontano, in cui verranno accoltellati in qualche angolo, come tanti altri che loro stessi hanno ucciso. (Il capitano Alatriste è un personaggio di fantasia creato dallo scrittore spagnolo Arturo Perez Reverte. Dall'opera di questo scrittore, nel 2006 venne tratto il film intitolato "Alatriste", diretto da Augustin Diaz Xenez, con Vigo Mortenssen, nella parte principale e con l'attore italiano Enrico Lo Verso, nella parte di Malatesta).

     Spagnoli e italiani condivisero molte cose nei secoli XVI e XVII. Condivisero i nemici (francesi, inglesi, turchi, olandesi), condivisero la religione, condivisero il re (poiché una buona parte dell'Italia era sotto il dominio spagnolo) ed inoltre hanno condiviso la supremazia negli scacchi. Come molto bene descrive Arturo Perez Reverte nella serie sul capitano Alatriste, quelli non erano tempi molto facili; e di conseguenza, nemmeno gli usi e i costumi poterono essere troppo ricercati. Sarebbe sbagliato ed ingiusto giudicare gli uomini e le donne di quell'epoca, secondo i canoni che abbiamo ai nostri giorni!

"... cuando se ponga a jugar si fuere de día claro, y al sol, procure que el enemigo tenga el sol de cara, porque lo ciegue; y si fuese obscuro, y se jugare con lumbre, hazer que la tenga a la mano derecha: porque le perturbe la vista, y la mano derecha que trae por el tablero, le haga sombra: de modo que no vea bien donde juega las piezas." Ruy López de Segura.".

     Il gioco degli scacchi allora praticato rifletteva alla perfezione quel tempo e quel modo di pensare: gambetti, apertura italiana, controgambetti e tranelli. Scacchi di guerra nei quali i pezzi "nobili" (regina, cavalli, alfieri e torri) venivano lanciati, già all'inizio della partita alla caccia del re nemico. I pedoni contavano poco: li si sacrificava con incuranza e, in molti casi venivano considerati soltanto un disturbo. Come capitò in una battaglia vera e non da tavolino, la de Crezy, dove la cavalleria francese calpestò i propi fanti ed i propi balestieri genovesi, perchè gli intralciavano nel momento che si disponevano ad attaccare il nemico. Ciò accadde a metà del secolo XVI, quando né il popolo reale, né tantomeno i pedoni degli scacchi (che quel popolo simboleggiavano) meritavano molta considerazione ed erano valutati "carne da cannone" da ciascun esercito; questo fino alla Rivoluzione Francese e, negli scacchi, la parallela rivoluzione dei pedoni di Philidor.

     Le partite del XVI secolo erano brevi e si svolgevano in modo fulmineo. Non duravano troppe mosse e si adattavano molto bene alla mentalità dell'epoca. Leonardo di Bona (o da Cutro) e Paolo Boi furono i due grandi giocatori italiani di quel tempo. Entrambi, insieme a Ruy Lopez, possono essere considerati come campioni del mondo in qualche momento della seconda metà del XVI secolo. Leonardo di Bona vinse in quello che può essere considerato il primo torneo fra Grandi Maestri della storia: quello disputato a Madrid nel 1575, patrocinato da una "Casa" allora molto importante. La Casa Reale Spagnola, rappresentata dalla figura di Filippo II, il re più potente del pianeta a cui piaceva giocare a scacchi. Leonardo di Bona si confrontò con i menzionati Ruy Lopez, Paolo Boi e con Alfonso Ceron di Granada.

     Nessuno dei due italiani, d'altra parte, era pericoloso e scellerato quanto il loro compatriota delle novelle di Alatriste, il sicario Malatesta: al contrario Boi fu un personaggio estremamente colto, allegro ed elegante; Leonardo di Bona era un uomo generoso e affabile. Tuttavia ci sono molti dettagli della vita di entrambi che li avvicinano al loro compatriota della finzione: Di Bona morì assassinato a querantacinque anni, ucciso in un incontro di spada da uno scacchista geloso. Paolo Boi morì probabilmente avvelenato, seppur in età piu' avanzata. Il primo salvò suo fratello, dai pirati saraceni, grazie ad una partita a scacchi che vinse contro il loro capitano; il secondo si salvò nello stesso modo dai pirati grazie agli scacchi; convinse infatti il turco, che lo aveva come schiavo, a lasciarlo giocare per lui a denaro. Vinse così tante fortune che il suo signore, riconoscente, gli concesse la libertà. Cose del secolo XVI!

"Y por tanto este juego se juega en España mejor que en otras partes, por observarse mejor las propiedades de la milicia, en cuya semejanza esta compuesto este juego". Ruy López. "Libro de la invención liberal ..." nel quale fu introdotta la difesa Spagnola.

     Il clerico Ruy Lopez, spagnolo di Zafra (Badajoz) e pertanto dell'Extremedura, non ebbe tante avventure quante i due italiani, ma fu ugualmente una persona che viaggiò e che non evitò mai polemiche o scontri. Viaggiò in Italia, fu un umanista convinto oltre ad essere di buona grammatica, e attaccò senza remore e in maniera abbastanza spietata quelli che non erano d'accordo con lui. Ad esempio, il portoghese Damiano, quando questi gli fece vedere il libro che aveva pubblicato. Per Ruy Lopez, il gioco degli scacchi simboleggiava la guerra. Era null'altro che un simulacro di battaglia con due eserciti a confronto. Dal momento che in quei tempi noi spagnoli eravamo sempre impegnati in guerre, si puó concludere che per questa ragione eravamo particolarmente portati a praticare questo gioco. Seguendo i consigli che proponeva Ruy Lopez per giocare a scacchi, rimane abbastanza evidente che non lo concepiva precisamente come un gioco tra cavalieri educati, con lo stile del XIX secolo.

Cuadro de Mussini: Leonardo de Bona vs Ruy López En el siglo XVI

     Molti spagnoli di quel tempo, in un certo modo e salvando le differenze, assomigliano al Capitano Diego Alatriste: gente senza tanti scrupoli, attaccabrighe, con sufficente senso dell'onore e che altresì non si arrendevano facilmente. Come disse un poeta dei soldati di Fiandra:

"... soldados que sufrían cualquier asalto, pero que no sufrían que se les hablara alto".

     Non sopportavano che alcuno alzasse la voce o che gli si mancasse di rispetto: né i loro capi né i loro uguali. In Spagna, sotto questo aspetto, le cose sono molto cambiate: ora non siamo, fortunatamente, come nel secolo XVI. Molti di noi sono capaci di sopportare che ci si parli anche ad alta voce per consentirci di continuare ad avere qualsisasi cosa: soldi, football, urbanizzazioni, quiz-show, ecc. Questi tempi sono veramente differenti dai tempi andati!







  
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