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Pietro Carrera
Militello 12 Luglio 1573 - Messina 18 Septiembre 1647
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by Daniele Ciani
Traducido por la Lic. Karla Lorena Castillo Rodríguez
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Don Pietro Carrera, historiador y poeta siciliano, nació en Militello de Val di Noto, en la antigua colonia de San Vito, el 12 de julio de 1573. Hijo de don Mariano Carrera, un artesano que una vez viudo decidió tomar los votos, y doña Antonia Severino. Realizó sus estudios sacerdotales en el Seminario Diocesano de Siracusa, lo que le dio la oportunidad de visitar muchas ciudades sicilianas y así conocer, en 1597 en Palermo, a Paolo Boi, también conocido como "el Siracusano".
Como sacerdote fue párroco de Santa Maria de la Estrella y de la Corte de Francisco Branciforte, Príncipe de Pietraperzia y Marqués de Militello. Jugó en la Corte, prevaleció con Salvador Albino, conocido como "el Beneventano" y con Gerolamo Cascio que venció a Giulio Cesare Polerio. Llegó a ser apreciado por doña Giovanna, esposa del príncipe, quien para complacerle, le compuso un pequeño poema en hexámetros latinos sobre el ajedrez, "la Pessopedia", que se conserva solo en parte.
En 1617 escribió y publicó el Tratado "El Juego del Ajedrez", compuesto por 8 libros en los que "se enseñan los preceptos, salidas y movimientos sucesivos del juego, y se discurre sobre el verdadero origen del mismo" primer libro impreso en Militello, donde los príncipes de Butera habían hecho llegar la imprenta de Giovanni Rosso de Trento; en esta obra, Carrera recopila y elabora sistemáticamente la información sobre los escritores precedentes. Después de la muerte del Príncipe de Branciforte, se transfirió a Messina, luego a Canicattì y finalmente a Catania, en donde en 1635, con el uso de un pseudonimo, publicó "la Respuesta de Valentino Vespaio contra la Apología de Alessandro Salvio", en la que rebatía las acusaciones y críticas que le había hecho Salvio.
Murió famoso y estimado, el 18 de septiembre de 1647 en Messina.
Carrera es recordado también por haber sido el inventor de un nuevo tablero de ajedrez de 80 casillas, con 2 piezas mas, el "campeón" (pieza que combinaba los movimientos de la torre y el caballo) y el "centauro" (pieza que combinaba los movimientos del alfil y el caballo); sin embargo, tales innovaciones no tuvieron mas éxito que las de Piacenza y Marinelli.
Aunque en la práctica no fue considerado un grande jugador, se le recuerda como un grande teórico, sobre todo por haber sido una fuente importante de noticias de los jugadores de su época.
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Fuentes Históricas
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Domenico Lorenzo Ponziani "Il giuoco incomparabile degli scacchi sviluppato con nuovo metodo, per condurre chiunque colla maggiore facilità dai primi elementi fino alle finezze più magistrali." Modena 1769
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Don Pietro Carrera, di Militello nella Valle di Noto della Sicilia nacque nel 1571, e morì nel 1647, avendo composto un' Opera divisa in otto libri, la quale fu stampata in Militello nel 1617 per Gio: de' Rossi da Trento. Egli è stato più metodico, e più abbondante di Damiano e di Lopez; ma al Salvio fu molto inferiore; poiché serpit humi, e non ha proprio tre tratti fini in tutto suo libro. Quanto era capaci per l'imitazione, altrettanto era infelice per l'invenzione. Se occupa per lo più sopra i giuochi degli altri, ed era meglio, che non parlasse del Salvio, che tacciarlo dove non sbagliato, con omettere quegli errori, che veramente vi sono. Dalle molte sue Opere di vario genere si deduce, che fu più versato nell'Antichita Siciliana, che nello Scacco. Fu inventore di un nuovo Tavoliere di ottanta case ove aggiunse due Pezzi chiamati Campione, e Centauro; ma questo pensiere non ebbe miglior fortuna di quello del Piacenza e del Marinelli co' loro nuovi Scacchieri, che si accenneranno in appresso. Meno stucchevole sarebbe riuscito, se meno avesse ragionato dell'origine del giuoco, del Paese, del tempo, e del motivo del suo ritrovamento; giacchè dopo un grande apparato di erudizione gli fu d'uopo conchiudere
"Si poscas tanti quis ludi invenerit artes,
praedicat incertos inscia fama virros."
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Willam Lewis
"Gioachino Greco on the Game of Chess" 1819 London
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Don Pietro Carrera, of Militello, in the Valley di Noto, in Sicily, was born in 1571,
and died 1647, having composed a work, divided into eight books, which was printed
at Militello, in 1617, by Gio' de' Rossi. He is more copious and more methodical than Damiano and Lopez, but very inferior to Salvio; because "serpit humi", and he has not three scientific moves of his own, in all his book. The more capable he was in imitation, the more unhappy was he in invention. He is too much occupied on the games of others; and it were better that he had not spoken of Salvio, than to accuse him of mistakes where none exist, and omit those errors which are really to be found.
From his manifold works of various kinds may be deduced, that he was more versed in Sicilian antiquities, than in Chess. He was the inventor of a new Board, of eighty squares, wherein be added two pieces called Campione, and Centaur ; but his thought had no better success than that of Piacenza and of Marinelli, with their new Chess boards, which will be noticed presently. He would have been less on the origin of the game, and of the country, time, and motive of its invention; for after a great shew of erudition it was necessary for him to conclude:
"Si poscas tanti quis ludi invenerit artes,
praedicat incertos inscia fama virros."
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Giuseppe Emanuele Ortolani "Biografia degli uomini illustri della Sicilia, ornata de loro rispettivi ritratti" (Tomo IIII) Napoli 1821
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Pietro Carrera
Nell'accingermi a parlare di Pietro Carrera nostro letterato del secolo 16. e 17. trovo
nelle sue opere d'ingegno come per vari altri autori Siciliani di quei tempi di che lodarlo, e di che censurarlo; ma comunque siasi de' suoi piccioli difetti, egli non si può negare veramente, che ha fatto onore alla patria, e le sue fatiche letterarie largo campo prestano all'elogio. Nacque il Carrera in Militello di Val di Noto nell' anno 1671, e fatti i primi studj in patria, fu destinato allo stato ecclesiastico. Le lettere formarono però la sua prima occupazione perlochè riempiti i suoi doveri del suo
stato, sempre allo studio, ed al ritiro si dava. Per coltivar con più successo le Muse, fissò prima la sua residenza in Palermo, e poscia in Catania dove vi erano a quei tempi varie Accademie, e dove si avevano riguardi per gli uomini di lettere. Dopo aver poetato in latino, ed in italiano con successo, si innoltrò nello studio dell' Archeologia sicula, ed in quello della Diplomazia, e peritissimo addivenne nella lettura dei vecchi, ed antichi manoscritti, di cui ne fece dovizioso acquisto. I suoi meriti gli procurarono dei Mecenati, e dei Protettori; uno di questi fu il Principe di Butera, ed appo lui il suo fratello Principe di Leonforti, ed il Duca di Mont'Albano, che non solo lo tennero scevro d'ogni bisogno, ed anzi negli agj, ma somme gli somministrarono, per acquistare manoscritti, e far viaggi ad illustrare la Sicilia.
Morì in Messina di 76 anni l'anno 1647. Le sue poesie furono stampate al 1610. - Variorum Epigrammaticum Libros tres. Panormi typis Erasmi de Simeone - ed in Venezia presso il Ciotto nel 1612. Pubblicò la curiosa opera: Del gioco degli scacchi,
distinto in otto libri, ne' quali s'insegnano i precetti, le uscite, e i tratti posticci del gioco, e si discorre della vera origine di esso; quale opera fu stampata in Militello, dove i Principi di Butera vi avevano fatto venire la stamperia di Giovanni Rosso. Militelli presso Giovanni Rosso 1617 in 4.°. Ma l'opera grande del Carrera, e sopra di cui ci conviene intrattenerci alquanto, sono le memorie istoriche della Città di Catania
vol. 2. Quest'opera lo dichiarò l'Avvocato scrittore di Catania. Nel primo tomo diviso in quattro libri si discorre dell'antica origine, e sito di essa, degli edificj, pertinenze, inscrizioni, medaglie, ed avvertimenti insino al tempo di Cristo N.S. Vi si aggiungano ancora le epistole di Diodoro con le annotazioni al medesimo di D. Pietro Carrera stampate in Catania nel 1639. Il secondo volume diviso anche in quattro libri discorre della vita, traslazione, miracoli, ed altre pertinenze della gloriosa S. Agata, a cui per fine s'intesse una variata ghirlanda di poetici fiori, stampato al 1641. Quest' opera è stata da alcuni encomiata, da altri vilipesa; i primi mettono al cielo l'autore per la sua vasta erudizione, i secondi l'accusano di mancanza di critica, di falsità, di credulità, e di disordine. In tale stato di cose io credo potersi prendere la via di mezzo, e giudicando con imparzialità di detta opera si dee convenire, che vi regna molta erudizione e molto più nel primo tomo; si dee convenire, che l'Autore si fatica con profitto per darci notizie de' più antichi tempj di Catania, come quello di Giove, di Minerva, di Anfinomo, ed Anapi, della Luna, di Plutone, di Cibele, del Pantheon, di Vulcano, di Esculapio, di Marte, di Bacco: Questa erudizione pur si ammira, quando parla dell'anfiteatro, della Naumachia, del Circo massimo, del Ginnasio, delle Terme, degli archi, delle statue dell'antica Catania. ec. Ma somma credulità e mancanza di critica mostra parlando della regia di Cocolo re di Sicilia, dando credito alla favola dello spirito, travestito in donna greca, che si dice essere stata sita nelle terre di Lorenzo, standosene al rapporto del favoloso Arcangelo. Mancanza di critica mostra nell'interpretare bizzarramente, le varie iscrizioni, e medaglie, come già osservò il dotto Terremuzza; puerilità somma nel 4. libro del detto 1° tomo, ove fa ricoverar Noe sul monte Etna; pretende che i Siciliani, e particolarmente i Catanesi furono con Bacco alla spedizione dell'Indie; fa inventare la vite, il vino, e l'olio in Sicilia, e simili cose di favola, e da far ridere anche i più creduli, e di buona fede. E che non dice di meraviglioso e di straordinario dell'Etna? In somma si può conchider, che sebbene vi regni nell'opera somma erudizione, per cui merita lode, non vi è nessuna critica, per cui merita biasmo. L'epistole di Diodoro Siculo sono quelle tradotte dal greco in latino dal Cardinal Niceno Bessarione, e dal latino in italiano d' Ottavio d'Arcangelo.
Nomi di autori non esenti della taccia di mentitori. Per dare un'idea di queste lettere ecco una dio Gerone re di Siracusa ai Catanesi - "Non me ne curo purchè da quell'umido io cavi la mia sete, dal salso la mia salute, e dall'oscuro il mio splendore"
Un'altra opera di fatica, ma non scevra né anco di favoloso, e di inverosimile, è l'antichità di Scicli anticamente Casmena, stampata in Messina presso Pietro Brea. 1643. Alcuni pure lo fanno Autore della Siracusa antica, che va sotto il nome di Bonanno. Il Mongitore crede, che l'opera del Bonanno non sia interamente del Carrera, ma in parte. Anche stampato separatamente fu in Catania, il mongibello in tre libri, nel quale oltre diverse notizie si spiega l'istoria degli incendj, e le cagioni di quelli. Catanae 1636. in 4.° Si ha pure un egloga: Zizza idillio pastorale, Messina 1623. Lasciò poi varie opere manoscritte, alcune delle quali sembrano interessanti pei titoli che portano, come gli Annali di Sicilia; le chiarezze istoriche di Sicilia; il Sicilianismo, l'istoria di Militello ec. In somma negar non si saprebbe, che Carrera fu un uomo di sommo studio, che faticò ad illustrare la Patria, e principalmente la Città di Catania, ma che fu senza sana critica, e filosofia, per cui adottò non pochi favolosi conti.
G.E. Ortolani
Ecco il titolo della maggior parte delle opere
Risposta in difesa di D. Pietro Carrera contro l' apologia di Alessandro Salvio. Catania presso Giovanni Rosso 1635. in 4.°
I tre libri delle Epistole di S. Tomaso Meneada Conte di Adernò tradotte dalla lingua latina nell'italiana.
Militello presso Giovanni Rosso 1620. in 16.
Annotazioni, e dichiarazioni sopra dette Epistole. Militello presso Giovanni Rosso e Francesco Petrone 1622 in 16.
Della famiglia Tedeschi libri tre. Catania presso il Rosso 1642. in 4.°
Discorso sopra l'antichità di Scicli anticamente chiamata Casmena, seconda Colonia Siracusana descritta da f. D. Mariano Perello. Catania presso il Rosso 1641.
Risposta, e censura contro le opposizioni di F. D. Mariano Perello. Messina presso Giacomo Matteo 1643. in 8.°
Il Bonanni, dialogo. Messina presso Pietro Brea, nel 1625.
Pessopedia latinis carminibus expressa, nempe de ludo latrunculorum.
Vigintimilliades Poema in uatalitiis Ioannis Illustris Marchionis Hieracis.
Buccolica sive Ravaausa Poerma.
Istoria di Militello nel Val di Noto di Sicilia.
Il Nostro autore è lodato da:
Rocco Pirro lib. 2 Sicil. Sacrae pag. 460. in not. Ecclesiae Siracusanae pag. 251. et not. Eccl. Mazar. Pag. 544 da Mario Tortello nel libro titolato Madrigali.
Da Giovanni Ventimiglia nei poeti Siculi cap. 10 p. 83
Da G. B. de Grossis nel decacordo cat. to. 1.
Da Labbeo nella biblioteca nummaria p. 1.
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