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Marco Aurelio Severino

Diego D'Elia
" ... Esercitando in uno stile, per iscroprire il vero".

Tomo I - Studi sull'Opera Sacchistica di Marco Aurelio Severino e sul "frontespizio" inedito de "La Filosofia degli Scacchi"

Tomo II - Ristampa anastatica delle edizioni del 1690 de "La Filosofia degli Scacchi" e "Dell'Antica Pettia" di MArco Aurelio Severino.
Marco Aurelio Severino
Tarsia (Calabria) 1580 - Napoli 1656




Marco Aurelio Severino
        Galileo Project - Marco Aurelio Severino
        Wikipedia - Marco Aurelio Severino
        Bibliothèque interuniversitaire de Médecine - Marco Aurelio Severino
        Diego D'Elia " ... Esercitando in uno stile, per iscroprire il vero".
        Giorgio Granata - Un sorprendente libro su Marco Aurelio Severino
        Google Books - 1846 - Storia della medicina Italiana
        Google Books - 1834 - Ritratti poetici di alcuni uomini di lettere antichi ...


by Daniele Ciani

Marco Aurelio Severino (1), tra i più illustri uomini che il regno di Napoli abbia prodotto nel XVII secolo, chirurgo e anatomista di gran fama, nacque a Tarsia in Calabria, nell'attuale provincia di Cosenza, il 2 novembre 1580 da Giacomo, noto giureconsulto, e da Beatrice Oranges. Frequentati gli studi medici a Salerno (2) nel 1622 ottenne la Cattedra di Anatomia e Chirurgia all'Ateneo napoletano ricoprendo contemporaneamente il o di capo chirurgo ordinario nel celebre nosocomio degli Incurabili. Subì un processo dall'inquisizione per le sue posizioni in campo scientifico e filosofico; per tal motivo venne incarcerato e successivamente riabilitato. Morì di peste, a Napoli, il 15 luglio 1656 all'età di 76 anni e qui venne sepolto, senza lapide e senza titolo, nella chiesa di S. Biagio dei Librai, nel centro storico della città. Umanista raffinato, filosofo e amante del nobil gioco, scrisse due libri sugli scacchi pubblicati postumi nel 1690 a spese di Antonio Bulifon: "La filosofia overo il perche degli scacchi" (3) e "Dell'antica Pettia (4) , overo che Palamede non è stato l' inventor degli scacchi" (5).

  1. Fu allievo di Tommaso Campanella e seguace di Telesio.
  2. Il più antico e rinomato Collegio Medico d'Europa, come egli stesso afferma con orgoglio.
  3. "... Per cui chiaramente si monstra prima l'artificio della fabrica universale, poscia la ragion particolare della ordinanza, degli andamenti tutti degli Scacchi: Trattato Non tanto per lo gradevole scherzo, quanto per la riposta contezza delle cose pregiato Di M. Aurelio Severino da Tarsia su' Crathi, Medico & Filosofo Napoletano dedicato all'illustrissimo Signore D. Benedetto Caracciolo Signor di Pannaro negl' hirpini. In Napoli, a spese d'Antonio Bulifon 1690. Con licenza de' Superiori."
  4. La "Pettia" è un gioco di strategia dell'antica Grecia che si effettuava su un tavoliere similmente alla dama o agli scacchi.
  5. "Trattato di M. Aurelio Severino ... Nel quale si dà piena contezza non solo de' scacchi, ma di più giuochi degli antichi, non men dilettevoli, che necessarii all'intelligenza di molti luoghi di greci, & latini scrittori. In Napoli: a spese di Antonio Bulifon, 1690."

Fuentes Históricas


 
 
 1834 

Carlo Antonio de Rosa di Villarosa
"Ritratti poetici di alcuni uomini di lettere antichi e moderni del regno di Napoli"
Napoli 1834

Il giuoco incomparabile degli scacchi sviluppato con nuovo metodo, per condurre chiunque colla maggiore facilità dai primi elementi fino alle finezze più magistraliMarco Aurelio Severino nacque in Tarsia, terra della Calabria, nella regione anticamente detta de' Turj, celebre per le memorie de' Sibariti, nel dì 2 Novembre 1580 , e morì di morbo pestilenziale il 15 Luglio 1656.
Ecco uno degl'ingegni più sublimi che han prodotto le Calabrie, sempre feraci di uomini per dottrina e per rinomanza preclarissimi. Egli dal suo nascere godette la benevolenza de' Signori allora padroni di quella terra, come ci viene assicurato dal P. Fiore nell' opera della Calabria illustrata (Tom. I. p. 240) Rimasto privo del genitore Jacopo, giureconsulto non di oscuro nome, dalla madre Beatrice d' Orange, e dal cugino suo tutore Domenico Antonio, fu mandato per apprendere i primi rudimenti del sapere da Domenico Severino, che teneva scuola nella terra di S. Lorenzo. Nell' età di anni sette fu trasferito in Rogiano (e non in Vergiano come erroneamente dice il Grasso negli Elogi degli uomini illustri) sotto la scorta di Gio. Battista Marino, che con lode ivi insegnava le lingue greca e latina. Profittò molto sotto tale insegnamento, specialmente nell' eleganza dello scrivere la lingua del Lazio, come le opere da lui fatte pubbliche lo hanno in seguito comprovato. Cresciuto in età, passò in Cosenza, ove sotto l'ottima disciplina del P. Grazio Giannino della Compagnia di Gesù apprese la Rettorica e la Poetica. Richiamato in patria da Antonio Severino suo zio, fu costretto dal medesimo d'intraprendere lo studio legale, al quale di mala voglia si portò, e che apprese da Cesare Scarlato con tanto profitto, che ad imitazion del Budeo, comentò le Pandette, opera che gli procacciò molt' onore, sebbene gli fosse stata involata. Nella patria mal poteva appagare il vivo desiderio che avea d'immergersi nella vastità dell' umano sapere. Quindi con saggio accorgimento determinò di condursi in Napoli, ove nel collegio de' PP. Gesuiti imparò la Filosofìa dal P. Girolamo Fascio, e non contento de' precetti Aristotelici, volle ascoltare anche il celebre P. Tommaso Campanella, che insegnava quella recentemente introdotta da Bernardino Tilesio, che arditamente avea scosso il Peripatetico giogo. Volle essere istruito anche della Matematica e della Chimica da Nicola Antonio Stelliola e da Cesare Coppola. Si applicò in seguito alla scienza medica, per la quale aveva concepito affetto sommo, e Il apprese prima da Giulio Cesare Romano, indi da Latino Tancredi e da Quinzio Buongiovanni, rinomati professori della nostra Università. Ottenuta la laurea dottorale nel liceo di Salerno, cominciò a dedicarsi interamente a curar gl' infermi con somma vigilanza ed accuratezza, in guisa tale che il nome di lui era rammentato con lode. Volle per poco riveder la patria, ed ivi considerando quanto la chirurgia era avvilita, venendo adoperata da' soli empirici, forte desio gli si accese di dedicarsi interamente a quella. Ritornato pertanto in Napoli, volle impararla da Giulio Jasolino che l'insegnava, ed in poco tempo ne divenne maestro in guisa che ottenne la cattedra di anotomia e chirurgia ne' RR. Sludj , e fu dichiarato chirurgo primario dell'ospedale degl' Incurabili. Allontanò coraggiosamente dalla chirurgia il metodo fin a quel punto usato nelle malattie di adoperare un sistema balsamico e dolce, sostituendone un altro tutto attivo ed efficace. Hinc irae. I medici, che vicini al letto degl' infermi, officiosamente fra di loro blandendosi, si lodano e si fanno plauso, se taluno di essi si oppone al sistema da loro adottato, di soppiatto lo vituperano, deridendo colui che prima hanno in pubblico ricolmato di lodi.
Mentre Severino tanto adoperavasi in sollievo della languente umanità, venne accusato come d' irreligioso, perché usava un metodo nel medicare assai violento. Se si deve prestar fede al Grasso ne' suoi Elogi, una tale accusa gli fu fatta da medici suoi competitori, a' quali dispiaceva il nuovo sistema dal Severino introdotto. Venne pertanto privato di tutte le sue cariche, onde gli fu d' uopo che facesse la sua apologia con un'operetta, che avea per titolo: Il medico al rovescio, o il disinganno del medicar crudo, che gli produsse sommi elogi da uomini scevri di prevenzione, e fra questi da Baldassarre Bonifacio (Vedi lettere memorabili raccolte da Antonio Bilifone Tom. 2. p. 189). Fu conosciuta la verità, ripristinato nell'onore e nelle cariche; perché

Invidus alterius rebus macrescit opimis
Invidia Siculi non invenere tyranni
Tormentum majus ...

perciò (Vedi il piccolo Trattato di Benedetto Manzini de Lilteratorum hominum invidia) non cessarono le ingiuste persecuzioni, essendo stato nuovamente accusato come reo di criminose operazioni, e per evitare i rigori della giustizia, la risoluzione prese di salvarsi con la fuga. Per questa a novelli pericoli soggiacque, perciocché nel viaggio cadde da cavallo, e si vuole che se gli rompesse un femore. Furono messe a sacco le scarse sostanze che lasciar dovette per la repentina fuga, e fra queste una scelta quantità di libri che aveasi acquistati. Ma allontanato il turbine che l'avea minacciato, mercé l'aiuto di oneste persone, ritornò nella capitale al disimpegno degli antichi suoi uffizj. Continui furon gli applausi coi quali fu onorato da' nazionali non solo, ma dagli stranieri eziandio, che venendo da lontane regioni, eran solleciti di conoscerlo e di ammirarlo, come ci assicura Tommaso Bartolino, che in una lettera così gli scrisse: Praeclara nominis tui fama excitatus curiosi ingenii Volchomerus noster post suum e Germania reditum, quam ex admirabili ingenii tui monumentis doctrinam hactenus agnorit, eorum intimiori cultu gestit accuratius percipere. Il Black, nell' istoria della Medicina (p. 404), fra' restauratori della Chirurgia, e fra molti altri insigni in questa facoltà, annovera in primo luogo Marco Aurelio Severino. Il nostro Lionardo di Capua, nel suo libro dei pareri (p. 177), chiama il Severino dottissimo, non sapendo se miglior Chirurgo o Medico, se più valente in Fisica o in Chirurgia egli fosse, che seguendo le orme del famoso Giulio Azzolini suo maestro... in favellando ed in iscrivendo con filosofica, libertà , emendò Galena e gli altri antichi, e le novelle scuole, fé chiaramente vedere palesi i solennissimi falli che i Greci , gli Arabi ed i Latini loro seguaci nel notomizzare i corpi in prima presero. Ed il gran Boherave (Met. stud. medic, pag. 12) lo chiama Professar egregius, et peritissimus in Anatomicis et Medicis fuit, et pariter summus Philosophus, et ab Ephebis Chinirgia manu operatus est, etc. Mentre tutto dedito allo studio egli voleva dar l'ultima mano ad alcune opere che ideava render pubbliche, fu assalito dalla peste che desolò questo Regno nel 1656, e non volendo dalla città dipartirsi , come venne consigliato, ne cadde vittima con detrimento della languente umanità. Fu sepolto privatamente nella piccola chiesa di S. Biagio de' Librai, senza che neppure il suo nome, che solo varrebbe per un elogio, nel luogo ove riposano le sue ceneri si leggesse, giusta l' usanza pessima ed antica. Somma lode merita al certo la premura che ha avuto lo zelantissimo professor di Chirurgia Sig. Angelo Boccanera, il quale indefesso anche nella sua avanzata età nell'assistenza giornaliera degl' infermi alla sua cura commessi nel grande ospedale degl' Incurabili, volendo render perpetua la memoria del Severino, che nel detto ospedale diè luminose prove del valor suo, gli fece quivi ergere un busto , che fu posto nella sala clinica cerusica, nella dedicazione del quale elegante elogio in onore del Severino fu pronunziato dal valente professore Sig. Pietro Magliari, indi pubblicato per le stampe ( Nap. 1815 8. presso San Giacomo ). In questo elogio si possono numerare tutte le moltiplici opere del Severino nelle materie fìsiche , mediche , anatomiche , fisiologiche, il catalogo delle quali, per essere stato anche prima rapportato nel Dizionario Storico della Medicina dell' Eloy, e dal Toppi e dal Nicodemo, noi ci asteniamo qui di ripetere. Vien lodato da Fortunio Licelo , dall'Arveo , da Ermanno Corringio , da Gaspare Hoffman , da Paolo Zacchia e da Giovanni Vellingio.
Per essersi il vasto ingegno del Severino occupato in tante opere di svariato argomento, ma che tutte avevan rapporto con la professione ch' esercitava, non cesseremo di unire le nostre lodi a quelle dategli da tanti valentuomini; e con l'aver pubblicato altre opere, come le declamazioni contro i migliori Filosofi ed Oratori; gli Oratorj e Poetici argomenti; le bellezze delle Rime di Monsignor della Casa, con la topica di Giulio Camillo da lui ricompilata, con un trattato della commedia antica, mostrò che non era solo valente nell'arte medica e cerusica, ma benanche nell'amena letteratura. Ma che avesse voluto lasciarci anche un grosso volume in 4- col titolo dell'antica Pettia, ovvero che Palamede non è stato l'inventor degli scacchi T. I. 8. Nap. 1690, non possiamo a meno di dire, oh curas hominum, oh quantum est in rebus inane!; imperciocché, sebbene avesse sparso in quell' opera molta erudizione, sostenendo che Palamede non gli avesse inventati; pure il non breve tempo che dovette consumare per compirla, poteva serbarlo ad opere di maggiore importanza ed utilità , lasciando alla numerosa schiera di tanti, che di tal giuoco hanno profondamente trattato, l'investigarne il principio, il prescriverne le regole e gli artifizj per esserne vincitori (Vedi Benedetto Rocco, Dissertazione sul giuoco degli scacchi, con la biblioteca ragionata degli scrittori su l'istesso giuoco di Francesco Cancellieri. Roma 1717). Guglielmo Ernesto Scheffero, medico in Francfort, pose sotto la sua effigie i seguenti versi :

Ora quidem est ausus Marci describere pictor,
Vis tamen ingenii, lingua, manusque silent.
Lingua, manusque silent, et mens intacta, sed isthaec
Prodita nullisciis stant referenda libris.


 
 
 1846 

Salvatore de Renzi
"Storia della medicina Italiana"
Napoli 1846

Il giuoco incomparabile degli scacchi sviluppato con nuovo metodo, per condurre chiunque colla maggiore facilità dai primi elementi fino alle finezze più magistraliMarco Aurelio Severino fu uno degli uomini più straordinarii, che abbia prodotti il Regno di Napoli nel secolo XVII. Nato per dominare il suo tempo, e per imprimere novella direzione alle scienze, egli si mostrò degno di appartenere alla patria di Telesio. Severino nacque in Tarsia nella Calabria Citra, paese non molto lontano da Cosenza, nel 1580. La sua famiglia, la quale era una delle più distinte di quei luoghi, secondando i pregiudizi de' tempi, obbligò Marco Aurelio a studiare le Leggi, nel che questi fece molto profitto. Divenuto quindi padrone di se per la morte de' genitori, venne in Napoli, ove attese alle lezioni de' più distinti maestri, non escluso il Campanella. Si diede quindi allo studio delle scienze naturali e della medicina, si laureò in Salerno, e ritornò in patria ad esercitar l'arte. Ma nel 1690 si recò novellamente in Napoli per perfezionarsi nella Chirurgia sotto Giulio Jasolino. In breve acquistò tanta fama da occupare la cattedra di notomia e di chirurgia, ed il grado di chirurgo primario del grande ospedale. Ma vedendo la inefficacia della chirurgia, ne prese disdegno e concepì l' ardito pensiero di riformarla, adottando metodi più efficaci ed attivi. La qual cosa gli trasse contro la turba degl' invidiosi, i quali lo accusarono al Tribunale detto dell' Inquisizione, e fra le altre cose gli apposero a colpa l' usare in chirurgia metodi imprudenti ed incendiarii. Fu quindi rimosso da tutti i suoi carichi, procurandosi di compiere la difficile impresa di tarpare le ale all' ingegno. Il Severino pubblicando una dotta apologia de' suoi metodi potè ottenere il ripristinamento ne' pubblici uffizii ; ma non calmò l' inviita malignità de' suoi emuli, i quali con male arti accusandola ne ottennero l'imprigionamento. Però in seguito di un severo giudizio fu rimesso in libertà, comunque perseguitato da nuovi intrighi fusse stato costretto a fuggire da Napoli, esponendosi a tutt' i disagi ed a tutt' i pericoli.
Reintegrato quindi di nuovo ne' suoi gradi, e concessagli una certa pace, si occupò energicamente della scienza ed acquistò tanta fama per le riforme portate in chirurgia, e pel successo de' suoi metodi , che da tutte le parti di Europa , come si è detto innanzi, si mossero per ascoltarlo, rimanendo spopolata la celebre università di Padova. Mori nel dì 15 luglio 1656 di peste, e fu seppellito nella Chiesa di S. Biagio de' Librati.
Numerosissime, e di ogni argomento, che abbia relazione alla scienza salutare, furono le opere da lui pubblicate. La zoologia soprattutto e la chirurgia furono da esso con predilezione coltivate. La storia lo ripone fra' più benemeriti della scienza, e gli scrittori posteriori lo ricolmano di lodi pel tesoro di cose preziose che s'incontrano nelle sue opere.







  
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